Aggirare le sanzioni internazionali contro un hosting provider “a prova di proiettile” non richiede necessariamente hacker sofisticati o infrastrutture nascoste in Paesi compiacenti: a volte basta una piccola società registrata a Belgrado, intestata a un consigliere comunale tedesco di provincia. È quanto emerso da un’indagine incrociata tra ricercatori OSINT e le autorità statunitensi, che ha collegato Andreas Maul — esponente locale di Alternative für Deutschland (AfD) nella cittadina di Selm, nel Nordreno-Vestfalia — alla rete di infrastrutture usata da Aeza Group, uno dei bulletproof hoster russi più sanzionati degli ultimi due anni, per continuare a operare dopo le misure restrittive occidentali.
Chi è Aeza Group
Aeza Group è un hosting provider russo che il Dipartimento del Tesoro statunitense, tramite l’Office of Foreign Assets Control (OFAC), ha sanzionato il 1° luglio 2025, descrivendolo come un servizio “bulletproof” che ignora deliberatamente le segnalazioni di abuso e le richieste di blocco delle forze dell’ordine internazionali. Sui suoi server, secondo l’accusa americana, hanno trovato casa componenti infrastrutturali della gang ransomware BianLian, pannelli di gestione dell’infostealer RedLine, l’infrastruttura del malware Meduza e — soprattutto — BlackSprut, un marketplace darknet russo per la vendita di stupefacenti che tra gennaio e settembre 2025 avrebbe processato transazioni per circa 1,85 miliardi di dollari.
Non è tutto: parte dell’infrastruttura di Aeza ha ospitato anche siti collegati a Doppelgänger, la campagna di disinformazione filo-Cremlino che clona le grafiche di testate giornalistiche europee e americane per diffondere narrative pro-Mosca. Un dettaglio che colloca Aeza non solo nell’orbita del cybercrime “puro”, ma anche in quella delle operazioni di influenza sponsorizzate dallo Stato russo. Le sanzioni OFAC del luglio 2025 hanno colpito individualmente anche i vertici della società: il CEO Arsenii Penzev, il direttore generale Yurii Bozoyan, il direttore tecnico Vladimir Gast e il socio Igor Knyazev, ciascuno con quote comprese tra il 33% dell’azionariato. Due mesi prima, ad aprile 2025, Penzev e Bozoyan erano già stati arrestati a Mosca — non per le accuse occidentali, ma con capi d’imputazione russi legati a criminalità organizzata e narcotraffico, in quello che gli osservatori descrivono come un tipico caso di “impunità controllata”: tollerati finché non infastidiscono il sistema, sacrificabili quando serve.
La scappatoia serba
Le sanzioni, per definizione, colpiscono entità nominate: bloccano asset, vietano transazioni, impediscono a chi ha sede negli Stati Uniti di fare affari con i soggetti indicati. Ma un indirizzo IP non porta un’etichetta con scritto “Aeza” — e questo è precisamente il varco che, secondo la ricostruzione OFAC, la società ha sfruttato. Dopo le sanzioni di luglio 2025, un blocco di risorse IP che secondo le autorità americane restava operativamente riconducibile ad Aeza sarebbe stato trasferito, a novembre 2025, a una società con sede a Belgrado: Smart Digital Ideas d.o.o., formalmente attiva nel “commercio all’ingrosso di computer, attrezzature e software” e priva di qualunque menzione pubblica del marchio Aeza.
Il nome dietro la società, secondo i registri camerali serbi, è Andreas Maul: 38 anni, consigliere comunale AfD a Selm dal novembre 2025, con un passato professionale legato al commercio IT. Maul risulta proprietario e amministratore unico di Smart Digital Ideas, che aveva registrato già nell’ottobre 2022 — quindi ben prima delle sanzioni, un dettaglio che rafforza l’ipotesi di una struttura “dormiente” pronta a essere attivata come paravento nel momento del bisogno. Le indagini OSINT hanno inoltre rilevato che la sede di Smart Digital Ideas a Belgrado coincide con quella di un’altra entità, Cipher Operations, fondata nel dicembre 2022 da un cittadino russo, Aleksandr Yenakiyev — che, interpellato dai giornalisti, ha negato qualsiasi legame: “Nessuno dei nomi che avete elencato, a parte Cipher Operations, mi dice nulla.”
L’OFAC ha sanzionato Smart Digital Ideas nel novembre 2025, quasi in contemporanea con l’individuazione del legame con Maul, insieme ad altre entità satellite identificate nella stessa rete. Il pattern — trasferire rapidamente asset IP verso una nuova ragione sociale non ancora nominata, in una giurisdizione terza come la Serbia, formalmente fuori dal perimetro UE — è una tecnica di sanctions evasion sempre più comune tra gli hoster “a prova di proiettile” russi, e ricalca schemi già documentati da Recorded Future nella serie di ricerche “Dark Covenant” sui rapporti tra cybercriminali e apparato statale russo.
Il paradosso geografico
Il dato più scomodo per i regolatori europei è che, mentre Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno sanzionato Aeza e le sue diramazioni, l’Unione Europea non ha ancora adottato misure equivalenti. Questo significa che una società di comodo con sede a Belgrado — capitale di un Paese candidato all’adesione UE ma non ancora vincolato al regime sanzionatorio comunitario sulla stessa infrastruttura — può continuare a operare legalmente sul territorio europeo, offrendo di fatto un corridoio per il traffico che le sanzioni statunitensi intendevano tagliare. Aggiunge un ulteriore strato di ambiguità la circostanza che il beneficiario finale identificato sia un cittadino tedesco, quindi UE, e un politico eletto: un cortocircuito tra il piano geopolitico delle sanzioni e quello, molto più poroso, delle giurisdizioni societarie europee.
Due righe per i difensori
Per i team di sicurezza e compliance, questo caso è un promemoria pratico di quanto sia labile la vita utile di una lista di indicatori “sanzionati”: chi gestisce infrastruttura critica dovrebbe considerare quanto segue.
- Le liste di blocco basate solo sul nome dell’entità sanzionata invecchiano rapidamente: è preferibile correlare i blocchi IP/ASN con l’intelligence su hosting “a prova di proiettile” aggiornata da fornitori di threat intelligence, non solo con la SDN List OFAC in senso stretto;
- Verificare periodicamente se gli intervalli di IP già bloccati come “Aeza” sono stati riassegnati a nuovi ASN o LIR, tecnica comune per “ripulire” la reputazione di un blocco di indirizzi;
- Diffidare di hosting provider di recente costituzione in giurisdizioni terze (Serbia, ma anche altri Paesi extra-UE con regimi di compliance più permissivi) quando condividono infrastruttura, ASN o pattern di registrazione con entità già sanzionate;
- Per i team investigativi e di threat intelligence, incrociare i dati di corporate registry pubblici (come quelli serbi, consultabili online) resta uno strumento OSINT sottovalutato ma estremamente efficace per smascherare strutture di comodo;
- Ricordare che dietro l’infrastruttura tecnica di ransomware, infostealer e marketplace darknet si trovano spesso reti di facilitatori legali e finanziari tutt’altro che nascosti — a volte, come in questo caso, persino eletti in un consiglio comunale.
Fonti: OFAC/U.S. Department of the Treasury, BleepingComputer, Balkan Insight, vsquare.org, Recorded Future (“Dark Covenant 3.0”).