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Handala: lo spionaggio iraniano del MOIS che si finge amico dei giornalisti su WhatsApp

Da due anni si spacciava per movimento hacktivista filo-palestinese. Il Dipartimento di Giustizia americano ha invece confermato ciò che gli analisti sospettavano da tempo: dietro il collettivo “Handalaopera il Ministero dell’Intelligence iraniano (MOIS), e il suo bersaglio attuale sono i giornalisti israeliani, contattati su WhatsApp e Telegram con la stessa cura con cui si costruisce una fonte, per rubare loro le credenziali e, in alcuni casi, l’intero telefono.

Lo Shin Bet e l’Autorità nazionale per la cybersicurezza israeliana hanno diffuso il 16 agosto 2026 un avviso congiunto, raro per esplicitezza, in cui si afferma che “gli operativi dell’intelligence iraniana stanno tentando di raccogliere informazioni sensibili su sviluppi politici e di sicurezza, ottenere accesso a fonti giornalistiche, materiali di lavoro e corrispondenza”. Non è un’allerta generica: arriva dopo mesi di segnalazioni da parte di redazioni come Haaretz, i cui cronisti sono stati impersonati per avvicinare colleghi e contatti.

Chi è davvero Handala

Il nome richiama la celebre vignetta del fumettista palestinese Naji al-Ali, e per due anni il brand “Handala Hack Team” ha coltivato un’immagine da collettivo hacktivista indipendente, rivendicando data breach e defacement contro obiettivi israeliani sui propri canali Telegram. È la stessa tattica di copertura vista in altri cluster iraniani — un layer “civile” che permette a Teheran di condurre operazioni offensive negando plausibilmente il coinvolgimento statale, mentre online si costruisce consenso e narrativa a supporto della causa filo-palestinese.

A marzo 2026 il Dipartimento di Giustizia USA ha reso pubblica un’incriminazione che collega individui operanti sotto l’ombrello Handala al MOIS, inquadrando le loro attività in un più ampio programma di “operazioni psicologiche cyber-abilitate” — disinformazione, intimidazione e raccolta di intelligence combinate nello stesso apparato. Lo stesso ecosistema di attori legati a Teheran è stato osservato a marzo colpire con un wiper l’azienda Stryker e violare la casella di posta personale del direttore dell’FBI, segno di un’operatività che spazia dal sabotaggio industriale allo spionaggio mirato su singole persone.

Come funziona l’avvicinamento

La campagna descritta da Shin Bet non punta a exploit zero-day, ma a ingegneria sociale paziente e su misura, costruita specificamente attorno al mestiere del giornalista. Gli operatori contattano il bersaglio fingendosi conoscenti, colleghi o addirittura firme note — tra i nomi usati come esca, secondo le ricostruzioni giornalistiche, anche quello del noto reporter Barak Ravid — con proposte di collaborazione, richieste di intervista o l’offerta di materiale esclusivo su sviluppi politici e militari, l’esca perfetta per chi vive di scoop.

Da lì si dipartono tre vettori distinti, spesso combinati nella stessa conversazione:

  • Link a pagine di login contraffatte che imitano Google, per catturare credenziali dell’account principale e, con esso, l’accesso a mail, contatti e cronologia dei documenti condivisi;
  • Link a Google Drive falsificati che rimandano a documenti “esclusivi” ma in realtà instradano verso pagine di raccolta credenziali identiche a quelle originali;
  • File malevoli inviati come allegati — presunti dossier, registrazioni o documenti di interesse — che una volta aperti concedono accesso completo al dispositivo mobile, inclusi messaggistica, microfono e geolocalizzazione.

L’obiettivo dichiarato dalle autorità israeliane non è solo la singola casella di posta: è la ricostruzione della rete di fonti del giornalista, l’accesso a materiali di lavoro non ancora pubblicati e, in prospettiva, la possibilità di alimentare operazioni di influenza usando conversazioni sottratte, come già avvenuto in altri episodi in cui gruppi legati a Teheran hanno pubblicato messaggi privati rubati per screditare bersagli israeliani.

Perché conta per chi si occupa di difesa

Il caso Handala è un promemoria scomodo per chi lavora in redazioni, ONG e uffici stampa che trattano materiale sensibile su Medio Oriente: l’anello debole non è quasi mai l’infrastruttura tecnica, ma la fiducia interpersonale che il mestiere stesso richiede di concedere a sconosciuti. Un attaccante di livello statale che parla la lingua del settore — propone uno scoop, cita eventi reali, imita lo stile di un collega — supera in un colpo solo gran parte delle difese tecniche standard, perché la vittima interagisce volontariamente con il contenuto malevolo.

Per i team di sicurezza che proteggono realtà editoriali o organizzazioni esposte, le raccomandazioni diffuse da Shin Bet restano il primo presidio praticabile:

  • Verificare l’identità di chi propone collaborazioni o interviste tramite un canale separato da quello di primo contatto, prima di aprire qualunque link o allegato;
  • Non inserire mai credenziali dopo aver seguito un link ricevuto in chat, per quanto il mittente sembri legittimo — meglio digitare manualmente l’indirizzo del servizio;
  • Attivare l’autenticazione a due fattori tramite app authenticator (non SMS) su tutti gli account di posta e cloud storage;
  • Impostare indirizzi di recupero account separati e monitorati;
  • Segmentare i dispositivi usati per il lavoro giornalistico da quelli personali, quando possibile, e mantenere aggiornati i sistemi operativi mobili.

Handala dimostra ancora una volta come i confini tra hacktivismo, spionaggio statale e guerra dell’informazione si siano ormai dissolti: lo stesso gruppo che rivendica breach “per la causa” su Telegram può, il giorno dopo, star raccogliendo materiale per un dossier destinato ai servizi. Per i difensori, l’unica postura sensata è trattare ogni contatto non sollecitato — anche il più credibile — come potenzialmente ostile.

Indicatori e riferimenti

Attore: Handala (Handala Hack Team) — collegato al MOIS iraniano
Vettori: WhatsApp, Telegram
TTP: impersonificazione di giornalisti/contatti noti, phishing credenziali Google,
     Google Drive link contraffatti, allegati malevoli per compromissione mobile
Target: giornalisti e figure pubbliche israeliane (es. redazioni come Haaretz)
Incriminazione USA: marzo 2026 (Dipartimento di Giustizia, MOIS)
Allerta ufficiale: Shin Bet + National Cyber Directorate, 16 agosto 2026
Canale di segnalazione IL: hotline 119 (National Cyber Directorate)
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