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Attacco a VPN SonicWall: la minaccia del ransomware Akira

Negli ultimi giorni sono stati rilevati una serie di attacchi mirati ai firewall di settima generazione di SonicWall, con una particolare focalizzazione sui dispositivi delle serie TZ e NSa abilitati alla funzionalità SSLVPN. Questi attacchi, caratterizzati da una rapidità e un’efficacia insolitamente elevate, suggeriscono lo sfruttamento di una vulnerabilità zero-day ancora non patchata. Il team di Huntress, insieme ad altri esperti del settore come Arctic Wolf, ha osservato una escalation di incidenti legati a questa minaccia, con un modus operandi che va dall’accesso iniziale alla distribuzione finale di ransomware, spesso identificato come Akira.

Lo sfruttamento: dalla VPN al dominio

L’attacco inizia con la compromissione del firewall SonicWall, bypassando anche meccanismi di autenticazione multi-fattore (MFA). Una volta ottenuto l’accesso, gli aggressori si muovono con precisione chirurgica. Sfruttano account privilegiati preesistenti, spesso associati al dispositivo SonicWall stesso, come sonicwall o LDAPAdmin, che in molti casi risultano essere membri del gruppo Domain Admins. Questa scelta permette loro di ottenere immediatamente il controllo amministrativo della rete.

Uno degli aspetti più preoccupanti è la velocità con cui gli attaccanti passano dalla compromissione iniziale alla movimentazione laterale. Utilizzando strumenti nativi di Windows come WMI e PowerShell Remoting, riescono a diffondersi rapidamente attraverso la rete. In alcuni casi, sono stati osservati mentre estraevano credenziali da database di Veeam Backup o creavano copie di backup del database Active Directory (NTDS.dit) per decrittarlo offline.

Evasion e persistenza

Per garantire la persistenza, gli aggressori ricorrono a tecniche sofisticate. Installano tunnel Cloudflared e server OpenSSH in directory come C:\ProgramData, creando backdoor resistenti alle normali operazioni di pulizia. Non mancano casi in cui vengono aggiunti account utente malevoli, come backupSQL o lockadmin, spesso con password facilmente riconducibili a pattern noti (es. Password123$ o Msnc?42da).

L’evasione dalle difese è altrettanto metodica. Script PowerShell come Set-MpPreference vengono utilizzati per disabilitare Microsoft Defender, mentre netsh.exe serve ad aprire porte critiche come la 3389 (RDP) o la 22 (SSH). Prima della fase finale, gli attaccanti eliminano le copie shadow dei volumi con vssadmin.exe, rendendo più difficile il ripristino dei dati.

Il ransomware Akira: l’obiettivo finale

Il culmine di questi attacchi è la distribuzione di ransomware, identificato come Akira. Gli esempi di codice osservati includono l’esecuzione di file come w.exe o win.exe, spesso accompagnati da parametri specifici per crittografare le risorse di rete. Un comando tipico è:

w.exe -p=\\[redacted]\C$ -n=1  


Questo ransomware si distingue per la sua capacità di agire rapidamente, crittografando i dati e lasciando note di riscatto ben strutturate. Gli IOC associati includono hash SHA256 come d080f553c9b1276317441894ec6861573fa64fb1fae46165a55302e782b1614d per w.exe, oltre a una serie di indirizzi IP malevoli (es. 45.86.208[.]240 o 193.163.194[.]7) ospitati su ASN noti per attività sospette, come Clouvider (AS62240) o ReliableSite LLC (AS23470).

Raccomandazioni per la difesa

Alla luce di queste minacce, è fondamentale agire immediatamente. Disabilitare il servizio VPN SSL sui dispositivi SonicWall, soprattutto quelli con firmware versione 7.2.0-7015 o precedenti, è il primo passo. Se la VPN è indispensabile, restringere l’accesso a un allow-list di IP fidati e segmentare la rete per isolare i dispositivi critici, come i controller di dominio.

Un’attenta revisione degli account di servizio è altrettanto cruciale: nessun account associato a un dispositivo periferico dovrebbe avere privilegi elevati nel dominio. Infine, la caccia agli IOC (Indicator of Compromise) è essenziale per identificare eventuali compromissioni già in atto. Strumenti come Advanced_IP_Scanner o file sospetti come C:\ProgramData\1.bat potrebbero essere spie di un’infezione in corso.

Questa campagna di attacchi evidenzia quanto i dispositivi periferici, spesso sottovalutati, possano diventare il punto debole di un’intera infrastruttura. La combinazione di uno sfruttamento zero-day, tecniche di movimento laterale avanzate e l’uso di ransomware come Akira rende questa minaccia particolarmente insidiosa.

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