Duecento server sequestrati, un arresto in Indonesia e oltre 1.800 clienti criminali lasciati improvvisamente senza il loro strumento di lavoro preferito. Con l’Operazione “Olympus Blade”, le autorità tedesche e statunitensi hanno inferto uno dei colpi più duri mai assestati contro l’industria del phishing-as-a-service, smantellando l’infrastruttura di Kratos, la piattaforma che negli ultimi due anni ha permesso a criminali con competenze tecniche minime di colpire centinaia di migliaia di vittime in 35 paesi.
Un kit “chiavi in mano” per rubare account Microsoft
Kratos non era un semplice kit di phishing statico, ma una piattaforma completa di Phishing-as-a-Service (PhaaS) venduta in abbonamento e pagabile in criptovaluta. Chi acquistava una licenza riceveva l’accesso a un pannello web e a uno shop su Telegram da cui gestire le proprie campagne, registrare nuovi domini civetta e monitorare le credenziali raccolte in tempo reale. Il prodotto di punta erano pagine di login false, quasi indistinguibili dagli originali, che imitavano i portali di autenticazione Microsoft 365.
La caratteristica che ha reso Kratos particolarmente pericoloso agli occhi degli investigatori tedeschi non era però la semplice raccolta di username e password, ormai capacità minima per qualunque kit di phishing del 2026, ma l’implementazione di tecniche Adversary-in-the-Middle (AiTM). Il kit si interponeva tra la vittima e il vero portale Microsoft, inoltrando le richieste di autenticazione in tempo reale e catturando, oltre alle credenziali, anche i cookie di sessione validi dopo il completamento della MFA. Questo permetteva agli operatori di dirottare sessioni già autenticate, aggirando di fatto l’autenticazione a due fattori senza doverla “rompere” tecnicamente: la si scavalcava semplicemente rubando il token già emesso dal legittimo processo di login.
La scala del danno: 15.000 campagne al mese
Secondo la Procura Generale di Francoforte (ZIT) e il Bundeskriminalamt (BKA), che hanno guidato le indagini in collaborazione con l’FBI, Kratos veniva utilizzato da oltre 1.800 clienti criminali per condurre in media 15.000 campagne di phishing al mese, con vittime confermate in almeno 35 paesi, concentrate soprattutto in Europa e Stati Uniti. Gli inquirenti stimano che l’operatore del servizio abbia incassato almeno 300.000 euro dal 2024 a oggi, esclusivamente tramite canoni di abbonamento: una cifra che dà la misura di quanto sia diventato profittevole il modello “as-a-service” applicato al crimine informatico, dove il gestore della piattaforma monetizza l’accesso allo strumento senza dover mai toccare personalmente i dati rubati dai propri clienti.
Il modello di business di Kratos rispecchia da vicino quello di altri kit AiTM emersi negli ultimi anni, come Tycoon2FA ed EvilProxy, confermando una tendenza consolidata: il phishing contro gli account Microsoft 365 aziendali resta uno dei vettori di accesso iniziale più redditizi per i broker di accessi, che poi rivendono le credenziali rubate a gruppi ransomware o le usano per frodi sul Business Email Compromise.
L’operazione: da Francoforte a Giacarta
L’azione di contrasto, ribattezzata Operation Olympus Blade, ha coinvolto il sequestro di oltre 200 server usati per ospitare l’infrastruttura di distribuzione e le pagine di phishing generate dai clienti della piattaforma. Sul sito ufficiale di Kratos è comparso un banner di sequestro che informa gli utenti del trasferimento della proprietà del dominio all’FBI, prassi ormai standard nelle operazioni congiunte USA-Europa contro le infrastrutture criminali online.
La parte più significativa dell’operazione, dal punto di vista dell’attribuzione, è però l’arresto in Indonesia dello sviluppatore e amministratore tecnico della piattaforma. Si tratta di un elemento tutt’altro che scontato: la maggior parte dei kit PhaaS che vengono smantellati porta al sequestro dell’infrastruttura, ma raramente all’identificazione fisica e alla cattura di chi ne cura lo sviluppo, spesso protetto da più livelli di anonimizzazione e da rivenditori intermedi che fanno da schermo. La collaborazione tra BKA, FBI e le autorità indonesiane suggerisce un lavoro di attribuzione durato mesi, probabilmente basato sull’analisi dei flussi di pagamento in criptovaluta e sulla correlazione tra gli account amministrativi della piattaforma e l’identità reale del suo operatore.
Due righe per i difensori
Il takedown di Kratos rimuove un attore significativo dall’ecosistema PhaaS, ma non elimina la tecnica sottostante. Le organizzazioni che si affidano a Microsoft 365 dovrebbero considerare questo caso un promemoria per rivedere le proprie difese contro il phishing AiTM, che per definizione bypassa l’MFA basata su codici OTP o push notification semplici:
- Adottare chiavi di sicurezza hardware FIDO2/WebAuthn o passkey, le uniche forme di MFA resistenti al furto di sessione tramite AiTM, poiché legano l’autenticazione all’origine del dominio.
- Abilitare policy di Conditional Access che valutino segnali di rischio come token replay da IP o dispositivi anomali rispetto alla sessione originale di login.
- Configurare la durata dei token di sessione e i criteri di revoca automatica in caso di cambio di posizione geografica o fingerprint del dispositivo.
- Monitorare i log di Entra ID / Azure AD per pattern di accesso anomali, come login riusciti seguiti da immediata modifica delle regole di inoltro della posta, tipica fase successiva al furto di sessione.
- Diffidare di email che rimandano a portali di login Microsoft con URL leggermente anomali o hosting su domini di terze parti, anche quando la pagina è visivamente identica all’originale.
Resta inoltre da chiedersi quanti cloni o eredi diretti di Kratos emergeranno nei prossimi mesi: la storia recente dei takedown PhaaS, da 16shop a Caffeine, mostra che la domanda di questi kit da parte della criminalità di basso profilo non si esaurisce con la cattura di un singolo operatore, ma semplicemente si sposta verso il prossimo servizio disponibile sui forum underground e sui canali Telegram dedicati.