Un singolo server compromesso, migliaia di endpoint amministrati a cascata: è lo scenario da incubo che si è materializzato dal 1° agosto 2026, quando un attore legato alla Cina e già noto per l’affiliazione al ransomware Medusa ha iniziato a sfruttare una vulnerabilità critica in N-central, la piattaforma di remote monitoring and management (RMM) di N-able usata da migliaia di managed service provider in tutto il mondo. Microsoft Threat Intelligence attribuisce la campagna al gruppo Storm-1175, che ha debuttato con un ceppo ransomware inedito, StormEncryptor, segnando un cambio di strategia rispetto al passato.
Da Medusa a StormEncryptor: chi è Storm-1175
Storm-1175 è il nome con cui Microsoft traccia un attore finanziariamente motivato, ritenuto basato in Cina, specializzato in campagne ransomware “ad alta velocità”. Già ad aprile 2026 Microsoft aveva descritto il gruppo come capace di passare dall’accesso iniziale alla cifratura completa dei sistemi in meno di 24 ore, sfruttando sia vulnerabilità appena divulgate sia, in alcuni casi, zero-day exploitati fino a una settimana prima della disclosure pubblica. Le vittime storiche del gruppo, colpite tramite il ransomware Medusa, includono organizzazioni sanitarie, di servizi professionali e finanziarie in Australia, Regno Unito e Stati Uniti, spesso raggiunte tramite lo sfruttamento di prodotti esposti su internet come GoAnywhere MFT, SmarterMail, Microsoft Exchange, Ivanti Connect Secure e JetBrains TeamCity.
Il 2 agosto 2026 Microsoft ha osservato per la prima volta il dispiegamento di StormEncryptor, un nuovo ransomware scritto in C++ che aggiunge l’estensione .encrypted ai file cifrati e deposita in ogni cartella una nota di riscatto denominata “!!!README_FIRST!!!.txt”, con la consueta minaccia di pubblicazione dei dati rubati entro tre giorni in caso di mancato pagamento. Si tratta della prima attività osservata del gruppo dopo un periodo di silenzio dall’aprile 2026, e il tempismo — lo stesso giorno della divulgazione della falla in N-central — non lascia molti dubbi sul vettore di accesso iniziale.
CVE-2026-18577: un bypass di autenticazione con “poteri da dio”
Il cuore tecnico della vicenda è CVE-2026-18577, una vulnerabilità di bypass dell’autenticazione in N-central che consente a un attaccante privo di qualsiasi credenziale di ottenere il controllo amministrativo completo del server. Si tratta, in realtà, di un bypass della patch che a sua volta correggeva un’altra falla, CVE-2026-18556: gli attaccanti hanno cioè trovato una variante capace di eludere i controlli introdotti dalla prima correzione. Huntress ha definito l’accesso ottenibile tramite questa falla un vero e proprio “god-mode access”: poiché gli MSP utilizzano N-central per amministrare da remoto le macchine dei propri clienti, la compromissione di un singolo server RMM diventa la porta d’ingresso verso ogni endpoint da esso gestito, con un potenziale effetto a cascata su decine di organizzazioni contemporaneamente. Non è un caso isolato nel suo genere: nel 2021 un attacco simile alla piattaforma RMM di Kaseya permise alla gang REvil di colpire inizialmente 60 clienti diretti e, a cascata, circa 1.500 aziende a valle; nel 2024 un episodio analogo coinvolse ConnectWise ScreenConnect, con Storm-1175 tra gli attori che ne approfittarono.
N-able ha individuato lo sfruttamento della falla per la prima volta il 31 luglio 2026, grazie alla soluzione MDR Adlumin, e ha rilasciato un primo hotfix (versione 2026.3.1.7) il 2 agosto. Non è bastato: gli attaccanti hanno trovato un modo per aggirare anche questa prima mitigazione, costringendo il vendor a pubblicare un secondo hotfix di emergenza (2026.3.1.10) il 6 agosto, con l’avvertenza esplicita che la prima patch da sola non fosse sufficiente. Nonostante la disponibilità delle correzioni, Huntress ha rilevato che oltre la metà dei server N-central cloud raggiungibili tra i propri partner risultava ancora non aggiornata, con il 28,6% delle istanze self-hosted ancora esposte.
La catena post-exploitation
Una volta ottenuto l’accesso amministrativo a N-central, gli attaccanti sfruttano la funzionalità legittima “Take Control” per collegarsi agli endpoint gestiti e registrano un nuovo servizio per un tunnel Cloudflare, garantendosi persistenza. Sophos, che ha ampliato l’elenco di indicatori di compromissione condiviso inizialmente da N-able, ha osservato la creazione di un nuovo account di dominio chiamato “veeam” — probabilmente scelto per mimetizzarsi tra gli account di servizio legittimi legati ai backup — oltre al reset delle password di diversi account amministratore di dominio esistenti, l’enumerazione di altri account e la disattivazione delle soluzioni di sicurezza Microsoft e Sophos tramite uno strumento di EDR-evasion.
Secondo l’analisi condivisa da Microsoft, il comportamento post-compromissione di Storm-1175 in questa campagna include l’abuso di strumenti RMM legittimi come AnyDesk e SimpleHelp, l’uso di Advanced IP Scanner per la ricognizione della rete e il dump delle credenziali LSASS tramite Mimikatz — un playbook che privilegia strumenti “living off the land” e software di amministrazione remota già presenti o facilmente installabili, per confondersi con il traffico amministrativo legittimo generato dallo stesso N-central. Huntress, che ha osservato lo sfruttamento su ambienti di propri clienti, conferma che gli attaccanti si muovono rapidamente attraverso più host all’interno delle organizzazioni colpite, prendendo di mira in particolare i domain controller.
Implicazioni per MSP e clienti a valle
Il numero esatto di organizzazioni colpite non è stato reso pubblico: N-able ha dichiarato di aver contattato un “numero limitato” di clienti interessati, mentre Huntress ha confermato impatti su propri clienti senza quantificarli. Ma la dinamica stessa dell’attacco — un fornitore RMM come singolo punto di fallimento per centinaia di aziende a valle — richiama da vicino Kaseya e ScreenConnect, e ribadisce un problema strutturale della filiera IT: la concentrazione di privilegi amministrativi in strumenti di gestione remota rende ogni MSP un moltiplicatore di rischio per l’intero proprio portafoglio clienti. Per chi utilizza N-central la priorità è immediata: applicare l’hotfix 2 (versione 2026.3.1.10), anche se è già stato applicato l’hotfix 1, e aggiornare gli agent sugli endpoint gestiti. Huntress raccomanda inoltre di valutare, per ambienti ad alto rischio dove l’esposizione non può essere ridotta in altro modo, la disattivazione temporanea di N-central, pur riconoscendo che ciò comporta la perdita di visibilità centralizzata, patching e accesso remoto proprio nel momento in cui potrebbero servire di più. Per i clienti finali degli MSP, la lezione è altrettanto rilevante: vale la pena chiedere al proprio fornitore quali strumenti RMM utilizza, se sono stati aggiornati, e quali controlli di segmentazione esistono tra l’infrastruttura di gestione e gli ambienti di produzione.
Indicatori di compromissione
Vulnerabilità sfruttata:
CVE-2026-18577 (bypass di autenticazione in N-able N-central,
bypass della patch per CVE-2026-18556)
Ransomware:
StormEncryptor (C++, prima osservazione: 2 agosto 2026)
Estensione file cifrati: .encrypted
Nota di riscatto: !!!README_FIRST!!!.txt
Attore:
Storm-1175 (ex operatore/affiliato Medusa ransomware, presunta origine Cina)
Timeline:
31 luglio 2026 - N-able (Adlumin MDR) rileva sfruttamento zero-day
2 agosto 2026 - Hotfix 1 (N-central 2026.3.1.7) + prima StormEncryptor
6 agosto 2026 - Hotfix 2 (N-central 2026.3.1.10), il primo hotfix
risulta insufficiente
Tecniche post-exploitation osservate:
Abuso della funzione "Take Control" di N-central
Nuovo servizio per tunnel Cloudflare (persistenza)
Creazione account di dominio "veeam"
Reset password account amministratore di dominio
Disattivazione EDR Microsoft/Sophos tramite tool di evasione
Abuso di AnyDesk / SimpleHelp
Ricognizione con Advanced IP Scanner
Dump credenziali LSASS via Mimikatz
Precedenti storici affini:
2021 - Kaseya VSA / REvil (~1.500 aziende a valle)
2024 - ConnectWise ScreenConnect (Storm-1175 tra gli attori coinvolti)