Incidenti e Violazioni

Com groups: come un moderatore è finito dietro le sbarre

Dario Fadda 23 Novembre 2025

Nel sottobosco digitale di Telegram, dove l’anonimato e la crittografia offrono un rifugio apparentemente sicuro, si annidano comunità criminali sempre più strutturate e spietate. Una di queste, un “Com group” dedicato allo sfruttamento sessuale di minori, è finita nel mirino della National Crime Agency britannica, che ne ha smantellato i vertici e portato in carcere uno dei suoi moderatori più attivi.

Bradley Talbot, 29 anni di Portsmouth, non era un semplice membro. All’interno del gruppo – che contava circa 6.000 iscritti – ricopriva un ruolo di primo piano, quello di moderatore e core member. La sua condanna a sette anni e sei mesi di reclusione, con un’ordinanza di prevenzione dai danni sessuali a vita, chiude un’indagine che svela le dinamiche operative di queste entità criminali ibride, dove la competizione per ottenere materiale shock si intreccia con un sistematico business dello sfruttamento.

I Com groups sono un fenomeno emergente nel panorama cybercriminale: collettivi che operano in modo collaborativo o competitivo per raggiungere obiettivi criminali, dal cybercrime al financial fraud fino, appunto, alla child sexual abuse. Quello gestito da Talbot si distingueva per una crudeltà metodica e una spiccata propensione al blackmail. L’approccio era standardizzato: targeting di minori (principalmente ragazze tra i 12 e i 17 anni) su piattaforme social, adescamento tramite chat inizialmente innocue, richiesta di foto personali e poi escalation verso richieste di immagini indecenti. A quel punto, scattava il ricatto: minacce di divulgare il materiale alle famiglie delle vittime se non avessero eseguito ulteriori richieste, sempre più esplicite e umilianti.

L’aspetto più agghiacciante, emerso dalle chat, era la richiesta alle vittime di incidere sulla propria pelle i nomi dei loro aguzzini con oggetti affilati – una pratica che unisce il danno fisico a un marchio di possesso psicologico. L’NCA stima che oltre 100 minori siano stati vittime di questo gruppo, con almeno il 25% residente nel Regno Unito.

Dal punto di vista tecnico-operativo, Talbot non era un semplice spettatore. Le prove raccolte dall’Agenzia mostrano il suo coinvolgimento attivo nel marketing del materiale pedopornografico. In un messaggio, suggeriva di realizzare un video trailer degli abusi disponibili nel canale, commentando che “sarebbe stato un buon modo per attirare nuovi membri”. Non si limitava alla distribuzione: partecipava attivamente ad abusi in livestream, dirigendo le azioni delle vittime durante videochiamate.

La sua attività rientra in un ecosistema criminale che spesso mescola misoginia, ricerca di status e, in casi come il suo, un interesse sessuale verso i minori. Molti membri di questi gruppi sono mossi dalla ricerca di notorietà all’interno della community, ma l’NCA ha accertato che per Talbot esisteva anche una componente di gratificazione sessuale.

L’operazione ha visto una stretta collaborazione tra NCA, l’Online CSA Covert Intelligence Team, la polizia dell’Hampshire e la Crown Prosecution Service, ed è parte di uno sforzo più ampio per smantellare queste reti. Il leader del gruppo è stato arrestato in Australia e attende il processo, mentre un altro membro, Thomas Govan, è già stato condannato a 20 anni di reclusione nel Regno Unito.

Questo caso non è solo un’operazione di polizia conclusa con successo, ma un monito sulle evoluzioni del cybercrime. I Com groups stanno affinando tattiche di social engineering, sfruttando piattaforme mainstream per il reclutamento delle vittime e usando strumenti criptati per coordinarsi. La risposta investigativa deve quindi combinare digital forensics, analisi di intelligence sulle reti sociali e una cooperazione internazionale sempre più rapida e granulare.

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